
Probabilmente per parlarvi di Black devo ritornare molto indietro nel mio passato. E mi stavo chiedendo proprio se ne sono capace. Se vale la pena ricordarsi di tutto, se vale la pena muovere cosi i ricordi, muovere un oceano che dorme in pace da cosi tanto tempo.
Avevo iniziato a scrivere ieri di Frederic. E mi dicevo che per scrivere di lui, avrei dovuto richiedere alla Luna i miei ricordi, ma ieri sera c’era troppo nebbia, e la Luna non mi portò nessun ricordo. Allora forse non vi parlerò di Lui, forse vi basta sapere che l’ho molto amato. Che la nostra relazione non ne fu una, che amarci era proibito, e che ci sono stati troppi pianti, troppo dolore. E che qualche anni dopo, quando ormai questa relazione che non ne era una ci aveva distrutti, quando l’amore che avevamo l’uno per l’altro era solo una forza devastante, quando finalmente abbiamo preso la decisione di separarsi perché eravamo arrivati ad un punto di non ritorno, in quel momento io me ne andai, lasciando Frederic in pianto nella sua macchina.
Rientrò nella mia stanza e pianse molto.
Era buio, era notte, e faceva freddo fuori. La stanza era solo illuminata della Luna e dei candelabri davanti a casa mia ed emettevano luce soffusa.
Ero distesa sul letto, e cominciavo a calmarmi, abbastanza per aprire gli occhi e cogliere un ombra in controluce verso la finestra. L’ombra non si muoveva. L’ombra guardava la Luna attraverso la finestra. Quando i miei occhi stanchi delle lacrime hanno incominciato ad abituarsi alla penombra della stanza, iniziò a vedere la schiena di un uomo alto, con capelli colore corvo cortissimi. Vestito di un capotto nero che cadeva fino alle sue ginocchia, aveva le mani piantate nelle tasche dei suoi pantaloni neri come qualcuno che aspetta che passa un treno ma sapendo che non arriverà mai.
Non avevo paura di lui, non sentivo che mi avrebbe fatto del male. Forse l’idea che qualcosa di non convenzionale che si ritrova nella vostra stanza di notte può rabbrividirvi. Ma come ho sempre visto cose strane, ho imparato solo ad avere paura delle cose che sentivo come pericolose, e lui non mi dava nessun paura. Ero solo incuriosita di chi era, cosa faceva qua. Forse ero anche un po arrabbiata del poco di riverenza nei miei confronto per dolore che stavo attraversando….ma era piu forte di me, e lo chiamò. Più volte. Ma rimaneva fermo. Lo chiamò di nuovo, e tutto quello che riuscì ad intravedere era una leggera mossa della testa verso la sinistra, come se mi potesse vedere attraverso la sua schiena. Chi sei? Niente. Cosa fai qua? Niente. Perché non mi parli? Niente.
Pensavo. Nella mia mente, avevo ancora in mente le immagini di Frederic, come avevo adesso le reminescenze del suo profumo sulla pelle. Egoiste de Chanel. Egoista, come lui.
Frederic, un nome nella notte. E Black tremò. Frederic. Una scossa in Black.
Ti ha mandato Frederic?
Consenso della testa.
Frederic?
un gesto violento della mano per intimidirmi di smettere. Sempre la schiena rivolta a me. La testa ormai abbassata, il braccio teso nella notte.
Mi proteggi?
Il suo braccio si abbasso per conferma, ricadendo come stanco lungo il suo corpo.
Mi proteggi. Sei stato mandato da Frederic. Questo mi basta.
Mi addormentò.
Non penso piu a Black per anni, scoprì Rehmiel come fosse il primo Angelo Custode mio, e messaggero. Quando facevo le meditazioni guidate, non vedevo mai Black. C’era solo Rehmiel, e a volte, anche Messaggero. Altri volti, altre storie, ma Black no. Mai.
Poi, era nel 2004, e tutto iniziò.
Le meditazioni guidate prendevano forme in vicende epiche, e le storie s’intrecciavano con altre storie, ed iniziavo ad incontrare vari Maestri Spirituali, guide, Deva, a pensare a come muovermi nel mondo del sottile, uscite fuori del corpo, imparare, imparare, imparare. Iniziavo a capire molte cose, molto di quelle erano legate al mondo delle entità, dei demoni, degli angeli, e di Dio. Molti libri letti, molte formule imparate e spiegate dalle guide, molte notti a pregare.
Il tempo passava e mi cimentava giorno dopo giorno a quello che fu la mia formazione di LightWorker. Poi, un giorno, era un pomeriggio e meditavo. Ero distesa sul letto sulla schiena ed avvertivo le alte frequenze che facevano tremare il mio corpo prima di uscirne in astrale. Ero sul punto di uscire quando senti qualcosa entrare nella mia stanza pronto ad attaccarmi. Un ombra densa, velocissima. Arrivava di fronte a me in quel grande velocità, sfondando su di me, non ho avuto il tempo di potere proteggermi perché ero concentrata ad uscire e non sentivo piu quello che c’era in giro. Dalla destra della stanza, Black piombo sull’ombra come un felino, arrestandola nella sua corsa verso di me. Se io non ero concentrata a sentire questa ombra piombare su di me, l’ombra stessa non era assolutamente concentrata e preparata ad avere un angelo che faccia lo stesso con lei. L’impatto si produce a qualche centimetri del mio letto, vide solo Black accucciato su qualcosa che ormai aveva gia distrutto. Si rialzo, e ritorna a mettersi nell’angolo buio della stanza, mostrandomi la schiena.
Stavo di nuovo per uscire quando arrivo una delle mie guide e dimenticò Black parlando dell’accaduto, e ascoltando la lezione di allora.
Sapete, non esiste un posto non pericoloso sulla terra. O forse, non esiste un posto veramente pericoloso nella vita. Non esiste salvezza di nessun genere. Non esiste perdita di nessuno genere. Si esce del corpo ogni notte per ogni essere umano. Probabilmente l’ombra che si è proiettata su di me non mi avrebbe fatto nulla se fosse arrivata alla sua destinazione, perché attacchi di questo genere, vi posso assicurare che ne succede a tutti e sempre. Solo che probabilmente l’istinto di protezione di Black fu decisamente forte, e mi ha protetto. Un animale non capisce il male, capisce solo il gesto. E agisce si conseguenza.
In tanto, quando tutto fu finito, mi reso conto del potere notevole di Black e della sua presenza nella mia vita e decise d’incontrarlo.
In stato di meditazione avanzato, mi concentro dunque su Rehmiel per primo, e lo vide seduto vicino a me. Chiedo conferma ed è d’accordo con me. Passo dunque alla ricerca di Messaggero, ma non c’era. Sposto la mia consapevolezza su tutta la stanza (sembra un po come fare un scan con la mente) e vedo Black. Davanti a me, che mi mostra la schiena. Cerco di chiamarlo, ma niente. Cerco di spostarmi verso di lui, ma è come una barriera, niente. Esasperata, gli chiedo di girarsi. Niente. Prendo in rassegna nella mia mente delle invocazioni, e invoco il potere su di lui, di girarsi. Voglio vederlo, a tutti i costi. Sento un tormente (che non è possibile identificare come rabbia, ma ben poco ci vuole) dentro di lui, e di scatto vola via della finestra.
Aspetto.
Niente
Aspetto ancora.
Niente.
Trovo strano, tutte le invocazioni funzionano. Perché non aveva funzionato con lui? Forse non è un Angelo? Forse mi ero sbagliata io? E che cos’è allora? E se non fosse un Angelo, perché la mia invocazione ha creato una reazione in lui?
Stavo pensando sul che da fare quando molto tardi, Black riappare della finestra, e viene a piantarsi davanti a me. Black non ha ali, Black veste molto normalmente. Pantaloni neri, maglione nero classico, cappotto nero, scarpa nera. E’ sobrio. Capelli corti, ma tagliati bene. Se riuscisse a dare un età, direi forse che non arriva ai 40 anni. Il suo volto? Io ero letteralmente inchiodata al mio lettino di meditazione. Non potevo muovermi ma neanche se uno mi caricava via di peso. Il mio non era orrore, forse era solo sorpresa, incomprensione di trovare i dati del perché e del come nella mia mente. E il mio cervello frullava questi milioni di dati al secondo per potere trovare una spiegazione logica a quello che vedevo su questo volto. Ma niente. Non capivo se lui ne soffriva o meno, non penso, sentivo solo la sofferenza a mostrarsi cosi, il fatto che doveva a tutti i costi proteggermi, ma anche e soprattutto da lui. Capivo perché mi mostrava in continuazione la schiena. Forse non dovevo essere cosi insistente. Il suo volto era come di plastica, quella lisca e bella come quella che sembrano cosi finta da emanare una luce infime, fosforescenti. La sua pelle di plastica era molto chiara, forse quasi bianca se non fosse per il fatto che questa plastica sembrava essere stata in contatto con il calore, calore tale da averla fusa completamente in tutti le parti ed ogni minimo dettaglio del suo viso. I suoi occhi, il naso e la sua bocca come il suo mento non avevano piu proporzioni, erano spostati in diagonale, come se qualcuno dopo avere riscaldato questa plastica, avessi mosso il tutto con la mano, e forse era semplicemente per il peso che avevano questi organi, non avendo piu base solide in cui stare, erano soltanto scivolati via…Il risultato può sembrarvi comico, invece è dei piu tormentosi. Non oso immagine cosa si era fatto ne come se l’aveva procurato una simile cosa. Sinceramente, non avevo abbastanza fegato, e non ho a tutt’ora ancora fegato per chiederglielo. Gli chiese soltanto di girarmi la schiena, e con grande piacere lui lo fece.
Da quel giorno, io visse felice e contenta di trovarmelo vicino a me, e lui sembra tranquillo.
Poi, come a volte il tempo passa e la gente cambia, e le storie passano, in 2006 mi arriva una chiamata da un uomo che faceva parte della mia vita, un uomo molto speciale per me. Non ci siamo mai visti, sempre sentiti via mail e telefono. Ma allora, non importava molto, era un legame che andava molto oltre la fisicità. Dunque, egli mi chiama per chiedermi aiuto. Non un aiuto minimo, un aiuto di quelli che sono aiuti, insomma. Mi disse che sua madre stava male, che doveva essere operata al piu presto, ma che sentiva che qualcosa non andava. Sentiva che c’era qualcosa che turbava sua madre, qualcosa che andava oltre ad una malattia normale. Mi diceva che aveva malissimo (problemi di ossi), e che ogni anti-dolorifico che prendeva non la calmava. Erano arrivati a darle anche morfina, senza risultati.
Mi disse che al momento dell’operazione, lui doveva uscire in astrale per proteggerla. Ma che una volta li, doveva chiedermi di fargli di legame, di tramite fra il suo corpo fisico e il suo corpo astrale, perché sapeva che se andasse storto qualcosa, non avrebbe avuto tutta la forza necessaria. Gli serviva dunque io come tramite.
Io ci penso, ma io non ci stavo. Magari pensavo che dicendoli che non ci stavo, lui avrebbe cambiato idea, e non avrebbe tentato quello che stava tentando. Invece mi ha risposto che l’avrebbe fatto comunque, con me o senza di me. Lite. Litigio. Urli. Chiuso.
Ma non mi davo pace, un modo c’è sempre no? Ed eccomi partita dai miei Maestri per chiedere consigli, ma niente da fare, non si può fare nulla. Non potevo intromettermi in un decisione che non era mia. Non potevo farlo cambiare idea. Non potevo nulla. Prega, mi hanno detto. Gli ho riso in faccia. Prega, sul serio, mi dicevano. Ma va. Prega, il segreto è diventato oblio, mi dissero. Devi pregare. Ma ci deve pure essere un modo? No, mi rispose uno Maestro, forse mi disse un altro. Il primo squadra il secondo. Tensioni. Perché mi mentite? Non ti mentiamo. Noi siamo con te. Allora ditemi il modo. No. Sospiro di Ermete. Va bene. E parlò dunque Mosè, il mio primo Maestro.
Un modo c’era, eccome. Ma non del tutto facile, non del tutto semplice. Si trattava di sacrificare un Angelo, ovvero, di usare come tramite uno dei miei Angeli Custode. Ovviamente, egli poteva esaurirsi in quella richiesta, poteva trasformarsi. Poteva dunque non ritornare piu, o essere diverso. Non m’importava. Ho scelto Black, e lo mandò in missione.
La notte fu lunga. Cercavo comunque di tenere un contatto mentale con Black, e con l’uomo, ma a volte le perdevo, e dunque pregavo. A volte ritornavano, e potevo bere acqua (mi dissero di bere tanto). La notte fini. Ero esausta e senza minimamente sapere cosa fosse successo per davvero. Chi fu salvato o meno- Chi fosse dove e come. Ma ero stanca, dovevo dormire. Fu un giorno senza sogno.
Quando mi sveglio, non c’era Black. Non c’era messaggio dell’uomo. C’era solo il nulla e gli ali di Rehmiel.
Qualche giorni dopo l’accaduto, sento un rumore che proviene della finestre, ed entra Black. Sembra stanco, forse ferito ma rifiuta ogni tentativo di avvicinarmi da parte mia. Va nel angolo che ormai era suo, e mi gira la schiena. Mai saputo piu nulla, fine dell’episodio.
Avrei ancora molto da dire su Black, altri episodi, ma questo sono i piu facili da scrivere per me. Le altri sono impossibili. Non ora, forse neanche qua.
Credo che adesso, posso chiudere in pace la trilogia dei miei Angeli Custodi ringraziando Chi di Dovere di avermele mandati, perché sono davvero fantastici e mitici.
Il Trio ringrazia ogni persona che ha trovato interessante nella loro storia.
E dicono che ognuno di voi ha i suoi Angeli Custodi e che non sono per forza quelli angioletti usciti dritti dagli affreschi di Raphaele, ma che ognuno di loro ha la sua particolarità, la sua follia, e forse anche la sua debolezza.
E che bisogno amarle, come loro amano loro.
Semplicemente.