Inserisci frasi e pensieri che più ti piacciono. Ricorda di cancellare quello che stai leggendo ora!
Postato il domenica, 30 marzo 2008 alle 14:46 - Permalink - Categoria: varie, amore, riflessioni, spiritualità, cavoli miei, ramtha

Credo che a volte, e dico solo a volte, seguire il suo intuito rimane una cosa giusta…dico bene, l’intuito, e non la mente. Non i preconcetti o i dogmi, ma solo quello che noi sentiamo dentro, poco piu a sinistra del nostro cuore.

Credo che ci sia una differenza fra sentire una cosa ostile a noi (giusto a seguirlo secondo il mio parere) e seguire il comune sentire ostile (sbagliato perché nessuno di noi è come gli altri) e dunque in questo caso bisognerebbe non ascoltare la voce della mente che come bene sappiamo, mente.

In quel che sembra cattivo, non c’è sempre il male.

Giustissimo, visto che il male è un concetto mentale, ovvero, non esiste se non decidiamo che è cosi. Anche se c’è una differenza, come ti dicevo, fra decidere che una cosa è male su comune accordo della società, e sentire che una cosa può farci del male dentro di noi. Anche se è un concetto. Diciamo per bene intenderci, che io penso che esistono delle cose utili e delle cose che non lo sono. A volte, le cose che non sembrano utili sono considerate male o sbagliate. Ma non lo sono. Una cosa che per te vada bene (ovvero che sia un bene, o meglio, che sia una cosa utile), potrebbe non rivelarsi altrettanto un bene per me (perché io potrei pensare che è male, o sentirlo non utile). E ovviamente, chi è che decide chi ha ragione o no?

Nessuno. Dunque tutto questo sono solo concetti mentali molto limitati e limitanti nel nostro mondo. Barriere sensoriali che c’imprigionano in un mondo che abbiamo gia difficoltà ad accettare come tale, figuriamoci se in piu ci mettiamo questo dogmi di traverso..

Poi dici che la Forza viene trovata nell’Amore per respingere il Male.

Credo che l’Amore è il più grande Male che sia mai esistito sulla terra. Il concetto mi viene adesso che ne parliamo. Non che sono arrabbiata con l’amore o chissà cosa. Ma mi dico, non c’è niente di più subdolo che l’amore. Non c’è niente di piu falso, di più tremendamente sporcato dell’ego che l’amore. Non si ama per amore, si ama per ego. A volte penso cosi. Ramtha, un maestro spirituale, non so conosci, dice che non si può amare nessuno, si ama solo se stesso attraverso un altro. Pensaci, c’è del vero.

Credo che per trovare la Forza di respingere il Male, c’è solo l’accettazione del Male stesso. Capire che anche noi abbiamo un po di nero nel bianco, e che questo, in definitiva, è chiamata vita. Ed è bella cosi.

 

Buon fine domenica.

 

 

 

 

commenti (16)commenti (16) [popup]

Segnala il post:
Morganne
Scrivere
Postato il domenica, 30 marzo 2008 alle 09:26 - Permalink - Categoria: varie, amore, riflessioni, virginia woolf, cavoli miei

Mi sono svegliata oggi con il rumore del taglia erba. Alle 8h00. Per la realtà, il mio orologio segnava solo le 7h00. Una domenica mattina. Impossibile dormire. Dannazione.

Allora mi sono alzata, ho fatto colazione contro voglia, i miei pensieri in subbugli già per il nuovo giorno che iniziava, e l’idea che quando avrò tempo e quando ci sarà silenzio, oggi dormirò.

Poi, ho preso di nuovo di Diario di Virginia Woolf, e ho letto qualche passaggi. Mi dio, quanto ho voglia di scrivere, mi sono detto. Ad ogni parola sua, scritto in un altro tempo, io sento dentro di me di piu in piu la voglia di scrivere. Ironia della sorte, mi viene di farlo in una lingua che non è mia. In un tempo che non è nostro, in un luogo che non è mio. Non mi sono mai sentita cosi tanto inadeguata che in confronto a questo Diario. Penso di come è difficile scrivere qualcosa d’interessante e di bello oggi come ora. Penso che ci sono già tantissime cose che sono state scritte, e soprattutto, cosi bene. Come fare meglio? Perché fare di meglio? Perché dentro me, mi sono detto, sento questo dovere.

E penso che invece, è cosi facile scrivere ormai. Penso che sono anni che lo faccio, magari involontariamente, ma l’ho sempre fatto. E non ci ho mai pensato. Ho controllato e su questo Blog e in solo pochi mesi, ho scritto 123 articoli. Sono pochi, lo so, ma sono tanti se sono scritti inconsapevolmente. Io non ci ho mai pensato che scrivevo per davvero. Ho mai considerato questo Blog, o altri Blog o Forum come della scrittura. Ma ormai me ne rendo conto: in ogni piccolo articolo ci ho scritto una parte di me, una parte della mia vita, una parte di quello che credo, di quello che penso. E mi chiedo se anche questo, in sua maniera, non è scrittura e che in definitiva oggi mi sveglio, sempre con il suono del taglia erba, e mi rendo conto che io faccio già quello che ho sempre sognato di fare. E lo trovo bello. Lo trovo fantastico. Perché lo posso fare, perché nessuno ne niente m’impedisce di scrivere quello che desidero e di metterlo al contatto del pubblico, che in definitiva su internet viviamo in un tempo reale, e che appena avrò finito di scrivere queste parole, già altri occhi, occhi vivi, avranno la possibilità di leggerlo.

E se questo non è favoloso, non saprei cosa aspettarmi di piu di questa giornata iniziato con in suono del taglia erba avendo le parole di Virginia in mente.

 

 

commenti (5)commenti (5) [popup]

Segnala il post:
Morganne
Postato il venerdì, 28 marzo 2008 alle 19:30 - Permalink - Categoria: gli uomini del momento presente

 

La ragazza che Jhones aveva davanti a lui non aveva niente di umano, e forse non si poteva neanche considerare una ragazza. Non aveva niente di umano da ormai secoli, e immaginarla giovane e attraente non era nelle capacità di Jhones. Lei era solo la Pizia degli Innaturali, degli Uomini dell’Ombra. Quelli che erano considerati dalla nascita dei folli e soprannominati gli “Innaturali”. lo erano perché la scienza e i dottori dicevano che per loro non c’erano più speranze, nemmeno con le pillole. A volte, cercavano di rimpiazzare il cervello dei neonati con dei circuiti integrali ultime generazioni, ma non tutti sopravvivevano e a volte erano i genitori stessi che si rifiutavano di fare il trapianto sia per mancanza di soldi, sia per pigrizia. I bambini che non erano operati erano dunque abbandonati ai confini della Città delle Ombre nella speranza che qualcuno degli Innaturali lo potesse trovare e fare crescere. E per lo più delle volte, questo accadeva. Adesso gli Innaturali erano diventato un gruppo forte e ribelle alla società normale ma non ancora abbastanza per fare cadere il governo. Non lo sarebbe stato mai, pensavo Jhones, finché certi uomini di potenza si consideravano normali. Certe leggi non si potevano cambiare. Ma nella Città delle Ombre, altri leggi erano in vigore e solo Jhones pensava che in definitiva l’Inferno e il paradiso erano disparsi dietro ogni finestra e angoli della Città, che fossero di sopra o di sotto questo non cambiava proprio niente. Due lati della stessa medaglia.

Jhones guardava la Pizia che pensava al problema di Jhones. Il suo problema, in definitiva, era solo che lui stava diventando un Innaturale e non lo era affatto stato dalla nascità. Si ricordava perfettamente quando piccolo era un essere normale. Ma fin d’ora, alla sua conoscenza, nessuno aveva subito prima di lui questa trasformazione, trasformazione che non era ne in grado di controllare, ne di capire.

Era solo qua, in quel momento presente, seduto su una pila di gomme a guardare una ragazza che non ne era una, aspettando che gli rivelasse quello che sperava essere una soluzione definitiva al suo problema, richiusi in una gabbia di terra negli sottoteranei.

 

- Io non ho scelta.

- Jhones, un uomo ha sempre una scelta. Sei qua per sapere, per avere delle risposte.

- Allora rispondimi.

- Io ti rispondo, ma non sei capace d’intendere le mie risposte, Jhones. Vorrei che ti dicessi che hai una missione, che hai un destino, che tutto è tracciato e che devi solo seguire il cammino che qualcun altro avrà scelto per te. In questo caso, ti aspetti che te lo dico io. Ma ti rendi conto che chiunque ti dicessi che sa, tu lo seguiresti ad occhi chiusi? Sei andato prima dello psicologo, e dopo dal tuo amico. Disperato, sei venuto qua da me. Jhones, è ora che tu trovi risposte dentro di te. Non c’è nessun altro che sa meglio di te quello che ti sta succedendo. Non emettere dubbi. Ascoltati. Poi, pensa. Non è importante neanche il perché e il come. Questo sono tutte scuse per nasconderti la vera domanda che dovresti porti.

- Quale?

- Cosa vuoi nella vita, Jhones? Cosa vuoi te, e non un altro al posto tuo. La Verità è che non sai neanche rispondere a questa semplice risposta. Fai la morale al tuo amico bevendo birra ma non ne sai molto di più di lui. Certo non sei nello stesso lato della medaglia, ma sempre nella medaglia sei, Jhones. Devi uscirne. Non importa come, non importa quando. Ma devi diventare libero.

- Forse dovrei venire a vivere qua giù per un periodo. Io non voglio essere uno zimbello nelle mani del fatto. Devo sapere.

- Jhones, non vedi ancora. Lasciare il mondo di sopra per ritrovarti nel mondo di sotto non cambierà niente. Cambiare non serve a nulla. Le tue incertezze, i tuoi dubbi, le tue mancanze saranno esattamente le stessi. Cambiare posto ti fa illudere che cambierai te, ma non è cosi. Devi traslocare dentro, non fuori. Io sono la Pizia e la Pizia ti dice che devi prima sapere dentro te, e dopo ti dirò quello che succede fuori.

- Ma tu da dove vieni, Pizia?

- Quello che tu vedi di me non è reale, non esiste nella tua concezione delle cose, Jhones. Ma non vuole dire che non esisto. Solo che non sono quello che vedi di me. Tu puoi vedere attraverso i tuoi occhi e la tua mente solo quello che sei abituato a vedere. Nel caso contrario, se tu trovi qualcosa che non hai mai visto, o il tuo cervello lo annullo o troverà una forma analoga a qualcosa che conosci gia per proportelo cosi. Tu, come mi vedi Jhones?

- Non hai capelli, avrai una pelle che ha mille anni, grigia e malata. I tuoi occhi sono scuri, insondabili, e i tuoi vestiti si staccano a brandelli. Non posso vedere altro. E come se a tratti fossi sfocata.

- Forse sparisco alla vista della tua mente, semplicemente. Non è un difetto dei tuoi occhi, è solo un difetto di conoscenza. Pero, è già un bene che riesci a vedermi, a cogliere qualcosa di me, molti non riescono. Comunque, Jhones devi ritornare dallo psicologo, perché adesso sei sotto controllo. Se tu non gli dici che sei ritornato normale, se non gli dici che hai preso le pillole, lui ti perseguiterà, forse ti rinchiuderà. Vai da lui, e rassicuralo. Poi, una volta fatto, provi a ritrovare dentro di te la sensazione che hai avuto quando tutto è incominciato. Ritrovi lo varco.

- E come faccio?

-  Rifai esattamente quello che hai fatto questo giorno perché quando un uomo è in predo alla tempesta, egli segue sempre quello che è nella sua natura. Annota tutto su uno diario. E poi ritorni da me.

-  E’ impossibile ciò che mi chiedi.

-  Tu trovi l’impossibile di grande lunga più interessante delle cose possibili. Vedrai che ti piacerà questo viaggio.

 

E la Pizia di un colpo non c’era più. Jhones si ritrova a fissare il vuoto della stanza senza capire il perché e si disse che avrebbe potuto fissare il vuoto della sua vita nello stesso modo in quanto la stanza non gli sembrava molto più reale di tutto quello che stava succedendo ora. Ma non era ora, pensava, era stato prima. Aveva ragione la Pizia…doveva non solo ricordare al piu presto, ma anche riprovare questa sensazione, e scriverla. Cosi le parole, al meno quelle, non potevano essere portati via in eterno del vuoto della memoria o delle pillole. Ed ecco che nella mente di Jhones, in quel momento che stava fissando l’abisso della sua vita, si disegnava finalmente un piano.

 

 

 

 

 

commenti (3)commenti (3) [popup]

Segnala il post:
Morganne
Postato il giovedì, 27 marzo 2008 alle 19:45 - Permalink - Categoria:

L'uomo spesso diventa ciò che crede di essere.
Se continuo a dirmi di non saper fare una certa cosa,
è possibile che finisca veramente col diventare incapace di farla.
Al contrario, se credo di poterla fare, acquisterò sicuramente
la capacità di farla, anche se all'inizio non l'avevo.

Mahatma Gandhi

commenti (12)commenti (12) [popup]

Segnala il post:
Morganne
Postato il mercoledì, 26 marzo 2008 alle 19:13 - Permalink - Categoria: vegetariano
Vegetariano, essere vegetariano

vorrei capire una cosa:

quale è la differenza fra mangiare carne e mangiare un frutto?
Perché l'essere umano pensa che un frutto sia piu alto energeticamente che la carne?
Perché secondo le persone, un frutto non respira?

Bere il succo di un pomodoro non è in definitiva bere il suo sangue?

Mangiare una mela, non è mangiare la sua polpa, la sua pelle, la sua carne?
Un frutto non pensa?
un frutto non è fatto della stessa materia di noi?
Degli stessi atomi di ogni materia di questo universo?
Non è sacro?
Non è vivo?
Non è divino?
Non è da considerare quanto un animale, o quando UN UOMO????
Perché si fa questa considerazione?
CHI sceglie chi un di piu o chi è di meno sulla scala universale?
CHI è in grado di dimostrare che un frutto SOFFRE meno di un animale quando si va a prelevarlo dell'albero, o dell'insalata quando se la SRADICA della terra?
CHI????


commenti (14)commenti (14) [popup]

Segnala il post:
Morganne
ar