
La ragazza che Jhones aveva davanti a lui non aveva niente di umano, e forse non si poteva neanche considerare una ragazza. Non aveva niente di umano da ormai secoli, e immaginarla giovane e attraente non era nelle capacità di Jhones. Lei era solo la Pizia degli Innaturali, degli Uomini dell’Ombra. Quelli che erano considerati dalla nascita dei folli e soprannominati gli “Innaturali”. lo erano perché la scienza e i dottori dicevano che per loro non c’erano più speranze, nemmeno con le pillole. A volte, cercavano di rimpiazzare il cervello dei neonati con dei circuiti integrali ultime generazioni, ma non tutti sopravvivevano e a volte erano i genitori stessi che si rifiutavano di fare il trapianto sia per mancanza di soldi, sia per pigrizia. I bambini che non erano operati erano dunque abbandonati ai confini della Città delle Ombre nella speranza che qualcuno degli Innaturali lo potesse trovare e fare crescere. E per lo più delle volte, questo accadeva. Adesso gli Innaturali erano diventato un gruppo forte e ribelle alla società normale ma non ancora abbastanza per fare cadere il governo. Non lo sarebbe stato mai, pensavo Jhones, finché certi uomini di potenza si consideravano normali. Certe leggi non si potevano cambiare. Ma nella Città delle Ombre, altri leggi erano in vigore e solo Jhones pensava che in definitiva l’Inferno e il paradiso erano disparsi dietro ogni finestra e angoli della Città, che fossero di sopra o di sotto questo non cambiava proprio niente. Due lati della stessa medaglia.
Jhones guardava la Pizia che pensava al problema di Jhones. Il suo problema, in definitiva, era solo che lui stava diventando un Innaturale e non lo era affatto stato dalla nascità. Si ricordava perfettamente quando piccolo era un essere normale. Ma fin d’ora, alla sua conoscenza, nessuno aveva subito prima di lui questa trasformazione, trasformazione che non era ne in grado di controllare, ne di capire.
Era solo qua, in quel momento presente, seduto su una pila di gomme a guardare una ragazza che non ne era una, aspettando che gli rivelasse quello che sperava essere una soluzione definitiva al suo problema, richiusi in una gabbia di terra negli sottoteranei.
- Io non ho scelta.
- Jhones, un uomo ha sempre una scelta. Sei qua per sapere, per avere delle risposte.
- Allora rispondimi.
- Io ti rispondo, ma non sei capace d’intendere le mie risposte, Jhones. Vorrei che ti dicessi che hai una missione, che hai un destino, che tutto è tracciato e che devi solo seguire il cammino che qualcun altro avrà scelto per te. In questo caso, ti aspetti che te lo dico io. Ma ti rendi conto che chiunque ti dicessi che sa, tu lo seguiresti ad occhi chiusi? Sei andato prima dello psicologo, e dopo dal tuo amico. Disperato, sei venuto qua da me. Jhones, è ora che tu trovi risposte dentro di te. Non c’è nessun altro che sa meglio di te quello che ti sta succedendo. Non emettere dubbi. Ascoltati. Poi, pensa. Non è importante neanche il perché e il come. Questo sono tutte scuse per nasconderti la vera domanda che dovresti porti.
- Quale?
- Cosa vuoi nella vita, Jhones? Cosa vuoi te, e non un altro al posto tuo. La Verità è che non sai neanche rispondere a questa semplice risposta. Fai la morale al tuo amico bevendo birra ma non ne sai molto di più di lui. Certo non sei nello stesso lato della medaglia, ma sempre nella medaglia sei, Jhones. Devi uscirne. Non importa come, non importa quando. Ma devi diventare libero.
- Forse dovrei venire a vivere qua giù per un periodo. Io non voglio essere uno zimbello nelle mani del fatto. Devo sapere.
- Jhones, non vedi ancora. Lasciare il mondo di sopra per ritrovarti nel mondo di sotto non cambierà niente. Cambiare non serve a nulla. Le tue incertezze, i tuoi dubbi, le tue mancanze saranno esattamente le stessi. Cambiare posto ti fa illudere che cambierai te, ma non è cosi. Devi traslocare dentro, non fuori. Io sono la Pizia e la Pizia ti dice che devi prima sapere dentro te, e dopo ti dirò quello che succede fuori.
- Ma tu da dove vieni, Pizia?
- Quello che tu vedi di me non è reale, non esiste nella tua concezione delle cose, Jhones. Ma non vuole dire che non esisto. Solo che non sono quello che vedi di me. Tu puoi vedere attraverso i tuoi occhi e la tua mente solo quello che sei abituato a vedere. Nel caso contrario, se tu trovi qualcosa che non hai mai visto, o il tuo cervello lo annullo o troverà una forma analoga a qualcosa che conosci gia per proportelo cosi. Tu, come mi vedi Jhones?
- Non hai capelli, avrai una pelle che ha mille anni, grigia e malata. I tuoi occhi sono scuri, insondabili, e i tuoi vestiti si staccano a brandelli. Non posso vedere altro. E come se a tratti fossi sfocata.
- Forse sparisco alla vista della tua mente, semplicemente. Non è un difetto dei tuoi occhi, è solo un difetto di conoscenza. Pero, è già un bene che riesci a vedermi, a cogliere qualcosa di me, molti non riescono. Comunque, Jhones devi ritornare dallo psicologo, perché adesso sei sotto controllo. Se tu non gli dici che sei ritornato normale, se non gli dici che hai preso le pillole, lui ti perseguiterà, forse ti rinchiuderà. Vai da lui, e rassicuralo. Poi, una volta fatto, provi a ritrovare dentro di te la sensazione che hai avuto quando tutto è incominciato. Ritrovi lo varco.
- E come faccio?
- Rifai esattamente quello che hai fatto questo giorno perché quando un uomo è in predo alla tempesta, egli segue sempre quello che è nella sua natura. Annota tutto su uno diario. E poi ritorni da me.
- E’ impossibile ciò che mi chiedi.
- Tu trovi l’impossibile di grande lunga più interessante delle cose possibili. Vedrai che ti piacerà questo viaggio.
E la Pizia di un colpo non c’era più. Jhones si ritrova a fissare il vuoto della stanza senza capire il perché e si disse che avrebbe potuto fissare il vuoto della sua vita nello stesso modo in quanto la stanza non gli sembrava molto più reale di tutto quello che stava succedendo ora. Ma non era ora, pensava, era stato prima. Aveva ragione la Pizia…doveva non solo ricordare al piu presto, ma anche riprovare questa sensazione, e scriverla. Cosi le parole, al meno quelle, non potevano essere portati via in eterno del vuoto della memoria o delle pillole. Ed ecco che nella mente di Jhones, in quel momento che stava fissando l’abisso della sua vita, si disegnava finalmente un piano.