- - Adam, tu non hai idea di quanto ho avuto paura con sto tizio che mi guardava dentro il cervello come per volere scoprire a tutti i costi ch’ era stato sostituito da un uovo Kinder. Mi spiace davvero averlo deluso quando ha scoperto che non ero ne un prodotto della Ferrero, ne un extraterrestre. Solo qualcuno che non è come voi, che non è normale.
- - Vedrai che tutto si sistemerà. Cosa ti ha detto, che dovevi prendere delle pillole?
- - Si, certo. Perché, te come lo sai?
Adam era imbarazzato di questa domanda e Jhones, il suo migliore amico, lo stava guardando con grande impazienza. Il bar nel quale erano andati a parlare fra amici non aveva niente di lussuoso, anzi, non era neanche pulito per dire la verità. Poca luce, un po di musica sottofondo, un neon verde dietro i specchi dello Bar che diceva “Gianxenz” come per dare una sensazione molto anestetizzata del momento. Adam e Jhones avevano preso un posto a sedere non molto lontano della porta che dava sullo retro. Non sarebbe stata la prima volta che dovevano utilizzarla. Se Adam era una persona tranquilla, non lo era di certo Jhones, ed era spesso ricercato sia della Polizia che della Milizia Religiosa. Non che era un cattivo ragazzo, no. Solo che aveva spesso detto troppo cose che non combaciavano con i bei pensieri dei politici o delle persone che erano influenti sul Pianeta. In tanto, Jhones si accendeva una sigaretta fissando ancora il suo amico.
- Lo so perché le ho prese anch’io.
Il punto di Jhones atterrì sul tavolo travolgendo in parte i bicchieri rimasti vuoti, e imbarazzando quelli pieni che erano rimasti.
- Porca puttana, Adam, sei davvero uno stronzo.
- E cosa avresti fatto al posto mio? Io sapevo che avevo qualcosa che non andava, e allora le ho prese e basta. Io non voglio essere diverso, Jhones. Io non voglio essere come te, io voglio essere solo me stesso. E io sono me stesso cosi. Come tu mi vedi adesso. Io sono Io. E niente in piu, niente in meno.
- Tu sei cosi perché pensi che sia vero. Perché tu pensi che va bene cosi. Perché in definitiva, Adam, non hai i ciglioni per essere diverso, e ti ritrovi sempre e solo a blaterare una scusa dicendo che in realtà va bene come sei. Ne abbiamo già parlato mille volte, e io continuo a dirtelo. Svegliati.
-
Adam sospirava pensieri turbati. Jhones era calmo, ormai sapeva che non riuscivano piu a litigare aspramente per questo, ma rivelarle delle pillole era una cosa che aveva a lungo nascosto al suo amico, sapendo benissimo quello che avrebbe potuto pensare e dire al riguardo.
- Siamo alle solite, Johnes? Tu lo sai che non mi piace pensare, che non voglio ricordare. Io amo l’idea di stare nel momento presente.
- Ma a cosa serve vivere nel momento presente se è per viverlo solo al passato? Guarda noi, adesso, tutto quello che ti dico ti arriverà in mente solo una volta che l’avrò già pronunciato. Non è la stessa cosa? Non è viverlo al passato?
- Tu m’inganni perché hai davvero un uovo Kinder al posto del cervello….tu sai bene che quello che dici non è vero. Noi siamo qui ed ora. Adesso.
- Forse no, forse non ancora. Credo che siamo in sospeso fra l’idea di non volere essere nel passato, e il fatto di esserlo per davvero. Credo che c’inganniamo pure di questo solo perché ci fa sentire meglio pensare che sia cosi. Ma la realtà ed altro.
- Tu mi piaci perché hai la vita che stai vivendo e hai una vita che stai sognando. E non riesci a fare la differenza. L’unica tua sofferenza in questo è che non riesci ad accorgertene. Jhones, ti rendi conto che in questi anni non sei mai stato felice neanche una volta?
- Lo sei stato te? Tu fai altro per coprire i tuoi silenzi, Adam. Parli con delle persone per colmare il fatto che non sei capace di parlare con te stesso perché non ti consideri una persona degna di poterti ascoltare. Hai trovato una moglie da potere sostituire a l’uomo che vive dentro di te perché quello non ti piaceva. Io preferisco rimanere solo. E’ una punizione sufficiente per il fatto che non mi accorgo di null’altro che dovrebbe interessarmi.
Jhones e Adam si guardarono in silenzio nella notte come per cogliere le sfumature delle loro differenze. Non c’era legame piu forte della loro amicizia perché loro avevano bisogno l’uno dell’altro per andare avanti nella loro vita, come si l’uno portava speranza e fiducia a l’altro. In questo legame c’era un equilibrio che era difficile infrangere, anche se molti avevano tentato di farlo.
- Inizio a ricordarmi delle cose….
- Ti prego, smettila. Io non voglio saperne nulla. Non ne sono capace di vederti continuare a pensare a queste cose, anzi, di volerle conoscere. Se io non riesco a convincerti, chiami Alix. Lei saprà.
- Io non la sento più.
- Come? Non è possibile, Jhones, Alix….
- Ti ricordo che non siamo piu insieme. Non vedo perché dovrei chiamarla.
- Perché non è che non siete piu insieme, sei solo tu che hai deciso di non esserci più. Fa una bella differenza. Comunque, se non la chiami te, la chiamò io.
- Fai come ti pare, ma io non ho niente da dirle.
Questa sera li, Adam si allontanando del bar barcollando non poco. Sua moglie era affacciata ad una delle tante finestra della città aspettando il suo ritorno come se questo poteva fare tornare il suo marito sano e salvo.
In tanto, Jhones camminava in una delle strade che lo portava al suo destino.
Andava in quella notte a cercare delle risposte, e se non le avrebbe trovato fra le persone che erano “qui ed ora” avrebbe dovuto cercare qualcuno del “passato”….
....Segue....