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Postato il giovedì, 12 giugno 2008 alle 22:06 - Permalink - Categoria: varie, amore, riflessioni, libri, racconti, arte, leggere, emozioni, magia, scienza e conoscenza, iniziazione, dalai lama, libri da leggere, gli uomini del momento presente

 

Hanno chiesto al Dalai Lama:

- Cosa l'ha sorpreso di più nell'umanità?

E lui ha risposto:

"Gli uomini..perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute.
Perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente, in maniera tale da non riuscire a vivere né il presente né il futuro.

Perché vivono come se non dovessero morire mai, e perché muoiono come se non avessero mai vissuto".

 

 

 

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Morganne
Postato il venerdì, 28 marzo 2008 alle 19:30 - Permalink - Categoria: gli uomini del momento presente

 

La ragazza che Jhones aveva davanti a lui non aveva niente di umano, e forse non si poteva neanche considerare una ragazza. Non aveva niente di umano da ormai secoli, e immaginarla giovane e attraente non era nelle capacità di Jhones. Lei era solo la Pizia degli Innaturali, degli Uomini dell’Ombra. Quelli che erano considerati dalla nascita dei folli e soprannominati gli “Innaturali”. lo erano perché la scienza e i dottori dicevano che per loro non c’erano più speranze, nemmeno con le pillole. A volte, cercavano di rimpiazzare il cervello dei neonati con dei circuiti integrali ultime generazioni, ma non tutti sopravvivevano e a volte erano i genitori stessi che si rifiutavano di fare il trapianto sia per mancanza di soldi, sia per pigrizia. I bambini che non erano operati erano dunque abbandonati ai confini della Città delle Ombre nella speranza che qualcuno degli Innaturali lo potesse trovare e fare crescere. E per lo più delle volte, questo accadeva. Adesso gli Innaturali erano diventato un gruppo forte e ribelle alla società normale ma non ancora abbastanza per fare cadere il governo. Non lo sarebbe stato mai, pensavo Jhones, finché certi uomini di potenza si consideravano normali. Certe leggi non si potevano cambiare. Ma nella Città delle Ombre, altri leggi erano in vigore e solo Jhones pensava che in definitiva l’Inferno e il paradiso erano disparsi dietro ogni finestra e angoli della Città, che fossero di sopra o di sotto questo non cambiava proprio niente. Due lati della stessa medaglia.

Jhones guardava la Pizia che pensava al problema di Jhones. Il suo problema, in definitiva, era solo che lui stava diventando un Innaturale e non lo era affatto stato dalla nascità. Si ricordava perfettamente quando piccolo era un essere normale. Ma fin d’ora, alla sua conoscenza, nessuno aveva subito prima di lui questa trasformazione, trasformazione che non era ne in grado di controllare, ne di capire.

Era solo qua, in quel momento presente, seduto su una pila di gomme a guardare una ragazza che non ne era una, aspettando che gli rivelasse quello che sperava essere una soluzione definitiva al suo problema, richiusi in una gabbia di terra negli sottoteranei.

 

- Io non ho scelta.

- Jhones, un uomo ha sempre una scelta. Sei qua per sapere, per avere delle risposte.

- Allora rispondimi.

- Io ti rispondo, ma non sei capace d’intendere le mie risposte, Jhones. Vorrei che ti dicessi che hai una missione, che hai un destino, che tutto è tracciato e che devi solo seguire il cammino che qualcun altro avrà scelto per te. In questo caso, ti aspetti che te lo dico io. Ma ti rendi conto che chiunque ti dicessi che sa, tu lo seguiresti ad occhi chiusi? Sei andato prima dello psicologo, e dopo dal tuo amico. Disperato, sei venuto qua da me. Jhones, è ora che tu trovi risposte dentro di te. Non c’è nessun altro che sa meglio di te quello che ti sta succedendo. Non emettere dubbi. Ascoltati. Poi, pensa. Non è importante neanche il perché e il come. Questo sono tutte scuse per nasconderti la vera domanda che dovresti porti.

- Quale?

- Cosa vuoi nella vita, Jhones? Cosa vuoi te, e non un altro al posto tuo. La Verità è che non sai neanche rispondere a questa semplice risposta. Fai la morale al tuo amico bevendo birra ma non ne sai molto di più di lui. Certo non sei nello stesso lato della medaglia, ma sempre nella medaglia sei, Jhones. Devi uscirne. Non importa come, non importa quando. Ma devi diventare libero.

- Forse dovrei venire a vivere qua giù per un periodo. Io non voglio essere uno zimbello nelle mani del fatto. Devo sapere.

- Jhones, non vedi ancora. Lasciare il mondo di sopra per ritrovarti nel mondo di sotto non cambierà niente. Cambiare non serve a nulla. Le tue incertezze, i tuoi dubbi, le tue mancanze saranno esattamente le stessi. Cambiare posto ti fa illudere che cambierai te, ma non è cosi. Devi traslocare dentro, non fuori. Io sono la Pizia e la Pizia ti dice che devi prima sapere dentro te, e dopo ti dirò quello che succede fuori.

- Ma tu da dove vieni, Pizia?

- Quello che tu vedi di me non è reale, non esiste nella tua concezione delle cose, Jhones. Ma non vuole dire che non esisto. Solo che non sono quello che vedi di me. Tu puoi vedere attraverso i tuoi occhi e la tua mente solo quello che sei abituato a vedere. Nel caso contrario, se tu trovi qualcosa che non hai mai visto, o il tuo cervello lo annullo o troverà una forma analoga a qualcosa che conosci gia per proportelo cosi. Tu, come mi vedi Jhones?

- Non hai capelli, avrai una pelle che ha mille anni, grigia e malata. I tuoi occhi sono scuri, insondabili, e i tuoi vestiti si staccano a brandelli. Non posso vedere altro. E come se a tratti fossi sfocata.

- Forse sparisco alla vista della tua mente, semplicemente. Non è un difetto dei tuoi occhi, è solo un difetto di conoscenza. Pero, è già un bene che riesci a vedermi, a cogliere qualcosa di me, molti non riescono. Comunque, Jhones devi ritornare dallo psicologo, perché adesso sei sotto controllo. Se tu non gli dici che sei ritornato normale, se non gli dici che hai preso le pillole, lui ti perseguiterà, forse ti rinchiuderà. Vai da lui, e rassicuralo. Poi, una volta fatto, provi a ritrovare dentro di te la sensazione che hai avuto quando tutto è incominciato. Ritrovi lo varco.

- E come faccio?

-  Rifai esattamente quello che hai fatto questo giorno perché quando un uomo è in predo alla tempesta, egli segue sempre quello che è nella sua natura. Annota tutto su uno diario. E poi ritorni da me.

-  E’ impossibile ciò che mi chiedi.

-  Tu trovi l’impossibile di grande lunga più interessante delle cose possibili. Vedrai che ti piacerà questo viaggio.

 

E la Pizia di un colpo non c’era più. Jhones si ritrova a fissare il vuoto della stanza senza capire il perché e si disse che avrebbe potuto fissare il vuoto della sua vita nello stesso modo in quanto la stanza non gli sembrava molto più reale di tutto quello che stava succedendo ora. Ma non era ora, pensava, era stato prima. Aveva ragione la Pizia…doveva non solo ricordare al piu presto, ma anche riprovare questa sensazione, e scriverla. Cosi le parole, al meno quelle, non potevano essere portati via in eterno del vuoto della memoria o delle pillole. Ed ecco che nella mente di Jhones, in quel momento che stava fissando l’abisso della sua vita, si disegnava finalmente un piano.

 

 

 

 

 

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Morganne
Postato il sabato, 22 marzo 2008 alle 18:44 - Permalink - Categoria: gli uomini del momento presente

-         - Adam, tu non hai idea di quanto ho avuto paura con sto tizio che mi guardava dentro il cervello come per volere scoprire a tutti i costi ch’ era stato sostituito da un uovo Kinder. Mi spiace davvero averlo deluso quando ha scoperto che non ero ne un prodotto della Ferrero, ne un extraterrestre. Solo qualcuno che non è come voi, che non è normale.

-         - Vedrai che tutto si sistemerà. Cosa ti ha detto, che dovevi prendere delle pillole?

-         - Si, certo. Perché, te come lo sai?

 

Adam era imbarazzato di questa domanda e Jhones, il suo migliore amico, lo stava guardando con grande impazienza. Il bar nel quale erano andati a parlare fra amici non aveva niente di lussuoso, anzi, non era neanche pulito per dire la verità. Poca luce, un po di musica sottofondo, un neon verde dietro i specchi dello Bar che diceva “Gianxenz” come per dare una sensazione molto anestetizzata del momento. Adam e Jhones avevano preso un posto a sedere non molto lontano della porta che dava sullo retro. Non sarebbe stata la prima volta che dovevano utilizzarla. Se Adam era una persona tranquilla, non lo era di certo Jhones, ed era spesso ricercato sia della Polizia che della Milizia Religiosa. Non che era un cattivo ragazzo, no. Solo che aveva spesso detto troppo cose che non combaciavano con i bei pensieri dei politici o delle persone che erano influenti sul Pianeta. In tanto, Jhones si accendeva una sigaretta fissando ancora il suo amico.

 

-         Lo so perché le ho prese anch’io.

 

Il punto di Jhones atterrì sul tavolo travolgendo in parte i bicchieri rimasti vuoti, e imbarazzando quelli pieni che erano rimasti.

 

-         Porca puttana, Adam, sei davvero uno stronzo.

-         E cosa avresti fatto al posto mio? Io sapevo che avevo qualcosa che non andava, e allora le ho prese e basta. Io non voglio essere diverso, Jhones. Io non voglio essere come te, io voglio essere solo me stesso. E io sono me stesso cosi. Come tu mi vedi adesso. Io sono Io.  E niente in piu, niente in meno.

-         Tu sei cosi perché pensi che sia vero. Perché tu pensi che va bene cosi. Perché in definitiva, Adam, non hai i ciglioni per essere diverso, e ti ritrovi sempre e solo a blaterare una scusa dicendo che in realtà va bene come sei. Ne abbiamo già parlato mille volte, e io continuo a dirtelo. Svegliati.

-          

Adam sospirava pensieri turbati. Jhones era calmo, ormai sapeva che non riuscivano piu a litigare aspramente per questo, ma rivelarle delle pillole era una cosa che aveva a lungo nascosto al suo amico, sapendo benissimo quello che avrebbe potuto pensare e dire al riguardo.

 

-         Siamo alle solite, Johnes? Tu lo sai che non mi piace pensare, che non voglio ricordare. Io amo l’idea di stare nel momento presente.

-         Ma a cosa serve vivere nel momento presente se è per viverlo solo al passato? Guarda noi, adesso, tutto quello che ti dico ti arriverà in mente solo una volta che l’avrò già pronunciato. Non è la stessa cosa? Non è viverlo al passato?

-         Tu m’inganni perché hai davvero un uovo Kinder al posto del cervello….tu sai bene che quello che dici non è vero. Noi siamo qui ed ora. Adesso.

-         Forse no, forse non ancora. Credo che siamo in sospeso fra l’idea di non volere essere nel passato, e il fatto di esserlo per davvero. Credo che c’inganniamo pure di questo solo perché ci fa sentire meglio pensare che sia cosi. Ma la realtà ed altro.

-         Tu mi piaci perché hai la vita che stai vivendo e hai una vita che stai sognando. E non riesci a fare la differenza. L’unica tua sofferenza in questo è che non riesci ad accorgertene. Jhones, ti rendi conto che in questi anni non sei mai stato felice neanche una volta?

-         Lo sei stato te? Tu fai altro per coprire i tuoi silenzi, Adam. Parli con delle persone per colmare il fatto che non sei capace di parlare con te stesso perché non ti consideri una persona degna di poterti ascoltare. Hai trovato una moglie da potere sostituire a l’uomo che vive dentro di te perché quello non ti piaceva. Io preferisco rimanere solo. E’ una punizione sufficiente per il fatto che non mi accorgo di null’altro che dovrebbe interessarmi.

 

Jhones e Adam si guardarono in silenzio nella notte come per cogliere le sfumature delle loro differenze. Non c’era legame piu forte della loro amicizia perché loro avevano bisogno l’uno dell’altro per andare avanti nella loro vita, come si l’uno portava speranza e fiducia a l’altro. In questo legame c’era un equilibrio che era difficile infrangere, anche se molti avevano tentato di farlo.

 

-         Inizio a ricordarmi delle cose….

-         Ti prego, smettila. Io non voglio saperne nulla. Non ne sono capace di vederti continuare a pensare a queste cose, anzi, di volerle conoscere. Se io non riesco a convincerti, chiami Alix. Lei saprà.

-         Io non la sento più.

-         Come? Non è possibile, Jhones, Alix….

-         Ti ricordo che non siamo piu insieme. Non vedo perché dovrei chiamarla.

-         Perché non è che non siete piu insieme, sei solo tu che hai deciso di non esserci più. Fa una bella differenza. Comunque, se non la chiami te, la chiamò io.

-         Fai come ti pare, ma io non ho niente da dirle.

 

Questa sera li, Adam si allontanando del bar barcollando non poco. Sua moglie era affacciata ad una delle tante finestra della città aspettando il suo ritorno come se questo poteva fare tornare il suo marito sano e salvo.

In tanto, Jhones camminava in una delle strade che lo portava al suo destino.

Andava in quella notte a cercare delle risposte, e se non le avrebbe trovato fra le persone che erano “qui ed ora” avrebbe dovuto cercare qualcuno del “passato”….

 

   ....Segue....

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Morganne
Postato il giovedì, 20 marzo 2008 alle 20:06 - Permalink - Categoria: racconti, gli uomini del momento presente

 

Chupa-Chups-Psychologist[1]-  Non capisco.

-  Io so quello che sono, ma non mi ricordo quando lo sono stato.

-  Beh, non mi è molto facile spiegarle con poche parole, ma in definitiva, è un po’ il problema di tutti noi su questo pianeta. Il fatto è che non capisco perché lei se lo sta chiedendo e dove gli porta pensare a questa domanda visto che le crea notevole sofferenza. La gente che noi Psicologi consideriamo “normale” non si pone più questo genere di domande, e se lei è qui oggi, è per arrivare a non porsele più.

-  Lei ci ha mai pensato, Dottore?

-  Io cerco solo di aiutare le persone come lei che hanno determinati pensieri fuori schema per poterle facilitarle un ritorno ad una vita normale.

-  Normale. GNORIMA, che viene dal latino Conoscere, “fare Conoscere”. Stare nella norma, dunque, Dottore, è per voi conoscere il fatto di non avete competenze sulle domande che nascondete pure a voi stessi, e dunque è questo vi rende essere normali? Buon punto di vista. Disapprovo completamente ma io non sono una persona normale, e dunque non posso saperlo.

-  Penso che lei s’impunta sulla prospettiva sbagliata della questione stessa e per colpa del fulcro della malattia che si sta sviluppando in lei, lei intravede solo speranze intellettuali che in definiva la riportano solo al suo punto di partenza. Da questo passo, Signore Jhones, penso che impazzirà. Dunque sarebbe meglio smettere di porsi troppo questo genere di domande. Gliele prescrivo medicinali a partir da oggi. Ma adesso, ritorniamo al fatto che prima lei mi ha pensato in latino. Dove ha preso questo genere di conoscenze?

- Che ne so, mica io sono nato come voi.

 

Fa un certo effetto non capire bene da dove nasce ogni tua reazione. E tu stai vivendo senza sapere mai nel tuo profondo quello che sei.

 

Jhones era silenzioso dopo avere sentito questa voce nella sua testa. Non era la prima volta che la sentiva ma di certo non era un abitudine. Nel suo silenzio, stava riflettendo sul dirlo o no al Psicologo. Psicologo che in definitiva non conosceva molto, perché era solo la seconda volta che andava da lui dopo quello che gli era successo. Jhones pensava ad Alix che gli ripeteva sempre di non fidarsi degli sconosciuti, perché è sempre più facile dire qualcosa in più che ritrarre qualcosa di troppo. Decise dunque di tacere su quella voce che sentiva ogni tanto dopo l’incidente avvenuto e di concentrarsi su quello che poteva dire e quello che non poteva dire allo Psicologo. In tanto, l’altro macinava pensieri insondabile dopo la sua risposta, e contento di avere potuto farlo tacere per qualche istante, Jhones si raddrizza la sua schiena sulla sedia in segno di fierezza e posò il suo sguardo in un punto infinito nella stanza come per sfuggire alla dura realtà di quello che vedeva: un ufficio impersonale, privo di tutta creatività, freddo e grigio. C’era solo una finestra che dava su un cortile, e l’unico colore caldo che si poteva cogliere da dove Jhones era seduto, era un angolo di prato verde.

 

-  Signore Jhones, non potrò guarirla se non ci mette del suo. Ho bisogno di capire realmente da dove ha preso i dati del suo Latino. Me le può spiegare con delle parole semplice se desidera.

 

Jhones non poteva sorridere, no ora. Ma si rendeva conto poco a poco dell’impossibilità di comunicare con lo Psicologo sulla questione del Latino e forse anche della pericolosità di farlo. Non avrebbe dovuto parlare in questa lingua, non avrebbe dovuto dirle che la sapeva… Ma doveva assolutamente spiegare al suo Psicologo quello che era accaduto perché sapeva che era l’unico in grado di rispondere alle sue domande. Dunque doveva assolutamente riportare la consapevolezza dello Psicologo su di essa.

 

-  Sa, penso che sia per via di quello che ho vissuto l’altro giorno che io ho dei barlumi di ricordi di avere studiato Latino.

-  Non essere folle, Signore Jhones, lei si rende conto che non ha mai studiato Latino e che non ha mai studiato niente in vita sua? Nessun uomo al mondo può imparare qualcosa. Non si rende conto della gravità della sua malattia. Noi dobbiamo interrompere assolutamente il flusso dei suoi pensieri al riguardo. E’ per il suo bene.

-  Si, però, prima vorrei capire quello che è successo, Dottore, perché anche se interrompiamo il flusso dei miei pensieri, potrebbe capitare di nuovo, e non vorrei che capitasse di nuovo, no? Quindi, potrei cercare con lei di comprendere quello che è successo per non farlo accadere di nuovo.

 

Jhones aveva avuto l’idea di provare a tentare lo Psicologo in tale senso per potere capire finalmente quello che era successo,  e non per volere diventare di nuovo qualcuno di normale come loro, ma proprio per potere ricreare quello che era successo.

Perché, indubitabilmente, quello che era accaduto era per poco dire straordinario, e a sua conoscenza, assolutamente inedito.

 

 Segue...

 

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Morganne
Postato il giovedì, 20 marzo 2008 alle 19:11 - Permalink - Categoria: gli uomini del momento presente

“Gli Uomini del Momento Presente” è una storia che ho ideato in macchina, andando al lavoro.

Pensavo come forse noi non ci ricordiamo delle nostre vite passate perché siamo obbligati a “vivere nel momento presente”, “momento presente” inteso come questa vita, e dunque abbiamo perso i ricordi delle altre nostre vite passate. Pensavo a come un uomo qualunque, Jhones, potrebbe guidare una macchina come me, un giorno di lavoro uguale al mio, e “risvegliarsi” in un momento del suo viaggio in una sua vita passata perché avrebbe trovato un varco per entrarci. L’esperienza dura pochissime minuti e Jhones si sveglia spaventato di questa sua esperienza, perché lui non sa cosa sia il suo passato, neanche il suo di “ora” e non capisce proprio l’idea di avere vissuto un momento che non sia il presente.…Non sapendo cosa fare, chiama un suo amico che gli dice di contattare l’unica persona che può salvarlo: uno Psicologo….segue

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Morganne
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