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Postato il lunedì, 17 marzo 2008 alle 19:32 - Permalink - Categoria: biografia, musica classica, chopin, libri da leggere, qualcosa di diverso

 

Chopin non capiva Delacroix, anche se gli piaceva passare i suoi pomeriggi in compagnia sua conversando nella sua casa di campagna a Nohant. E li che, in quell’atmosfera, che era nata questa straordinaria 4 Ba nata questa straordinaria 4 ballade. Mi ricordo che un giorno, Arturo Toscanini mi diceva che non c’era un opera al mondo in grado di essere confrontata alla Gioconda, o più precisamente, al suo sorriso e che lo stesso valeva con la 4 Ballade, o la sua armonia. La 4 Ballade è una musica ineffabile, un velo di Maya strappato in certi posti per lasciare intravedere l’anima, una continua deriva sonora; e sonarla è un po’ come viaggiare su questo velo: in altri termini, bisogna misurare ogni movimento, bandire ogni rudezza. Anche nei passaggi più intensi, i più rapidi, quelli che esigono del pianista una virtuosità trascendentale, egli devo fare prova di attenzione la più estrema e la più delicatamente sottile.

Se amo questa Ballade, e perché è un po’ come me: un alleanza di controllo e di passione, di ragione o di follia, e…in fine dei conti…anche un mistero. Ma sotto questo mare di note che si sovrappongono e viaggiano nei correnti oscuri delle maree tonali, si finisce per scoprire, profondamente nascosto, la linearità barocca, il contrappunto, quest’altra parte di verità di un compositore che non si separava mai dei spartiti di Bach: le portava con lui dappertutto andava, a Maiorca, o alla Chartreuse de Valldmosa dove, anni prima, aveva comprato tutti i 28 preludio di Bach.

[..] Mi prendo un po’ la nostalgia pensando agli artisti chi, come Chopin, potevano sedersi davanti un pianoforte ad improvvisare facendo suscitare in noi delle impressioni cosi forte che, noi, artisti di oggi, logorati della follia della perfezione, non avremo mai il coraggio di fare. Sono cose impossibile da pensare perché mi fanno soffrire: la mia insufficienza, e l’insufficienza dei miei simili. Il nostro linguaggio, le nostre mani…non arrivano più da nessuna parte.

[…] la vita è tutta intera pavimentata di dolore su la verità delle cose: siamo sempre confrontati con la paura, forse anche peggio, angosciati, di non comprendere e di non potete capire…e finiamo per pensarla come tutti gli altri. Chopin? Il candore romantico, il poeta del pianoforte. List? Il grande virtuosa, demoniaco. George Sand? Possessiva, opprimente: delle parole che fischiano. Nerval? Demenziale e sublime. La prigione del romanticismo ha delle sbarre possente e delle celle minuscole con poca luce. Molti se ne sono evasi, negando il romanticismo stesso, ripudiando anche la sua essenza, suonando Chopin come se era dello Bach o dello Strauss. Hanno detto che il romanticismo era solo un incidente nell’arte dell’interpretazione, una bella storia scritta in una tonalità sbagliata. Ma io penso che non si può suonare i Preludes di Chopin senza sentire Chopin stesso che ha i suoi accessi si tosse, o sentirlo addirittura sputare sangue. Non si può suonare le Ballade senza vedere passare i fantasmi dei monaci nella notte de Valldemosa. Allora si, si suona di questa maniera, e sono le grande tecniche pianistiche che si mettono al servizio delle ossessioni, e non il contrario.

[…] Pero, sapevo che dietro questi segni, queste note scritte sullo spartito, non solo si nascondeva un uomo che era preso di terribile sofferenza, di crisi di soffocazione, stanco e stremato ma anche un disegno, una volontà. Era la volontà di uno spirito capace di comunicare al di la delle semplice note, un immenso artista che non voleva contentarsi di offrire come regalo alla donna che amava di una passione mai dichiarata uno spartito incompiuto, ma avevo bisogno di aggiungerli anche qualcosa di unico. 

[…] prima di morire, Chopin fece il suo testamento, e mise come raccomandazione di bruciare tutti i suoi spartiti incompiuti. Un giorno, quando senti che la sua fine era vicina, accese il fuoco, e con il poco di forza che gli rimaneva nelle sue braccia, butta tutto i suoi lavori incompiuti nel fuoco. Sui i suoi quaderni, Chopin disegna spesso delle croci e delle barre, a volte, anche qualche note di musica.

Chopin scrive alla sua amata segreta: Tutti i medici che vedo adesso non mi danno sollievo, ma mi dicono che per guarire, devo stare in un clima mite, con calma e il riposo. Il riposo e la calma, io l’avrò un giorno senza di loro…..

Chopin è povero. La meta dell’affitto del suo appartamento è pagato dai suoi amici, ma lui non lo sa. Sand non c’è più per risolvere i suoi problemi pratici, ed è in questo contesto tragico che negli ultimi mesi della sua vita, Chopin incontra la sua amata segreta: Solange. Chopin vede anche Delacroix. In effetti, dopo una delle sue visite a Chopin, egli scrive: stasera da Chopin l’ho trovato stanco, che respira a pena. Mi dice che il suo tormento peggiore è la noia. Gli ho chiesto pero se prima non se soffriva, ma mi ha risposto che non è una questione di occupazione, ma solo di malinconia….

Roberto Cotroneo - Presto con Fuoco

Mio Dio...quante ore...

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