Mi sono svegliata oggi con il rumore del taglia erba. Alle 8h00. Per la realtà, il mio orologio segnava solo le 7h00. Una domenica mattina. Impossibile dormire. Dannazione.
Allora mi sono alzata, ho fatto colazione contro voglia, i miei pensieri in subbugli già per il nuovo giorno che iniziava, e l’idea che quando avrò tempo e quando ci sarà silenzio, oggi dormirò.
Poi, ho preso di nuovo di Diario di Virginia Woolf, e ho letto qualche passaggi. Mi dio, quanto ho voglia di scrivere, mi sono detto. Ad ogni parola sua, scritto in un altro tempo, io sento dentro di me di piu in piu la voglia di scrivere. Ironia della sorte, mi viene di farlo in una lingua che non è mia. In un tempo che non è nostro, in un luogo che non è mio. Non mi sono mai sentita cosi tanto inadeguata che in confronto a questo Diario. Penso di come è difficile scrivere qualcosa d’interessante e di bello oggi come ora. Penso che ci sono già tantissime cose che sono state scritte, e soprattutto, cosi bene. Come fare meglio? Perché fare di meglio? Perché dentro me, mi sono detto, sento questo dovere.
E penso che invece, è cosi facile scrivere ormai. Penso che sono anni che lo faccio, magari involontariamente, ma l’ho sempre fatto. E non ci ho mai pensato. Ho controllato e su questo Blog e in solo pochi mesi, ho scritto 123 articoli. Sono pochi, lo so, ma sono tanti se sono scritti inconsapevolmente. Io non ci ho mai pensato che scrivevo per davvero. Ho mai considerato questo Blog, o altri Blog o Forum come della scrittura. Ma ormai me ne rendo conto: in ogni piccolo articolo ci ho scritto una parte di me, una parte della mia vita, una parte di quello che credo, di quello che penso. E mi chiedo se anche questo, in sua maniera, non è scrittura e che in definitiva oggi mi sveglio, sempre con il suono del taglia erba, e mi rendo conto che io faccio già quello che ho sempre sognato di fare. E lo trovo bello. Lo trovo fantastico. Perché lo posso fare, perché nessuno ne niente m’impedisce di scrivere quello che desidero e di metterlo al contatto del pubblico, che in definitiva su internet viviamo in un tempo reale, e che appena avrò finito di scrivere queste parole, già altri occhi, occhi vivi, avranno la possibilità di leggerlo.













